PROGETTO
La ricerca Cinephemera. Materiali effimeri per lo studio del cinema italiano tra gli anni Trenta e Sessanta intende studiare i documenti più evanescenti legati al cinema come fonte per la sua storia, lungo il suo periodo di centralità nel sistema dei media e nelle abitudini al consumo, e attraverso di essi illuminare regioni inesplorate del medium.
Elaborato a partire dalla nozione di “ephemera”, di derivazione biblioteconomica e archivistica, il termine “cinephemera” indica un’eterogenea congerie di oggetti, carte, manufatti che tiene traccia delle interazioni fra cultura materiale, quotidianità del pubblico e consumo (para)cinematografico. Il periodo storico individuato, che va dal 1936 al 1966, intercetta diverse tappe della modernizzazione dell’industria culturale, da quella prebellica sotto l’egida fascista, passando dal primo dopoguerra fino al “periodo euforico” della fase di accesso ai consumi, dove la spesa per il cinema continua a rappresentare circa la metà di quella pro-capite dedicata agli spettacoli e agli intrattenimenti.
Su queste premesse, lo studio dei cinephemera può ambire alla ricostruzione dell’esperienza cinematografica quotidiana in termini memoriali, materiali e negoziali. Sono oggetti accomunati dalla loro natura transitoria e legata a una specifica occasione d’uso, che mediano, costruiscono ed estendono un dialogo costante fra pubblico e industria, recando preziose testimonianze di cultura vissuta.
CINEPHEMERA
La ricerca si concentra su tre categorie di materiali:
- Oggetti collezionabili: figurine, cigarette cards, cartoline, buste, francobolli, calendarietti, gadget, e altri materiali di ispirazione cinematografica fabbricati in serie o in campagne di merchandising.
- Carte: lettere spedite dai fan a divi italiani o internazionali e rubriche riservate all’interno di svariati periodici come “Il corriere cinematografico”, “Cinema illustrazione”, “Cine Illustrato”, “Hollywood” alla corrispondenza dei lettori-spettatori.
- Manufatti: agende, diari, album, schedari, scrapbooks e altre carte private di ispirazione cinematografica, come ad esempio riviste “rimaneggiate” dai lettori.
Se i prodotti collezionabili e i manufatti spontanei sollecitano una riconfigurazione dell’esperienza in un’accezione tattile, corporea che convoca più sensi rispetto alla sola vista, diari, agende o oggetti conservati dalla sala per ricordo, fungono da registri, da archivi “portabili” e da memorabilia privati e prolungamenti del ricordo della visione nel tempo. La scrittura diaristica ed epistolare, la composizione di album di ritagli e gli spazi di espressione personali concessi dalla stampa sono invece concrezioni del processo negoziale “di retelling, di interpretazione e di ridiscorsivizzazione sociale, che lo spettatore compie nel momento in cui fa esperienza del film”. Le missive inoltrate ad attori/attrici dal pubblico possono infine essere intese come elementi mediatori dell’esperienza spettatoriale, nonché fonti per la storia sociale del “moviegoing”.
OBIETTIVI
La ricerca mira a contribuire alla conoscenza storica e scientifica, al consolidamento di riflessioni interdisciplinari, di accessibilità e valorizzazione del patrimonio archivistico.
Un primo obiettivo intende ridefinire la nozione di “cinephemera” in senso “teorico” e “applicato”. La parabola dei materiali effimeri fornirà il terreno per una verifica sulla centralità del cinema rispetto agli altri media e sulla sua storia culturale.
Il secondo obiettivo consiste nella stesura di una cartografia degli ephemera a tema cinematografico, al fine di restituire un quadro geografico della collocazione e delle principali caratteristiche di questi oggetti che si trovano disseminati tra fondi archivistici eterogenei, collezioni private e archivi dilettantistici digitali. Gli affondi interpretativi costituiscono il terzo obiettivo e sono funzionali a delineare un quadro anatomico dei cinephemera, per chiarirne il carattere prismatico, il vissuto esperienziale e culturale da essi sprigionato, le informazioni riguardanti la ricezione e la circolazione dei film, nonché ulteriori aspetti storiografici altrimenti invisibili.
I cinephemera necessitano inoltre di protocolli specifici che ne riconsiderino la diversa entità rispetto alle risorse bibliografiche e filmografiche. Il progetto intende mettere a punto, con le istituzioni archivistiche partner, modelli di inventariazione e valorizzazione applicabili a corpora trasversali.
Secondo le logiche intrinseche di ricombinazione di materiali preesistenti e di espressione personale, gli ephemera costituiscono infine un punto di ingresso per introdurre le generazioni dei nativi digitali a una riscoperta “attiva” e a una rimediazione “creativa” di artefatti culturali del passato.
METODI
Il progetto trae i propri strumenti da diversi quadri metodologici.
Gli studi sulla cultura materiale permettono di inquadrare lo statuto degli ephemera come “oggetti sociali”: elementi del quotidiano ed espressioni di una conformazione storico-culturale specifica i cui valori informativi risiedono anzitutto nella forma materiale.
La microstoria consente poi una valutazione degli ephemera nei termini di materiali per la conoscenza delle vicende individuali e degli universi relazionali che li hanno prodotti.
Gli studi sul fandom agevolano invece lo studio dei documenti come evidenze di un’esperienza cinematografica attiva e partecipata, affinando gli strumenti che la “archeologia del fandom” ha già applicato agli oggetti prodotti da/per gli appassionati, alle reti di scambio, di partecipazione collettiva, alle pratiche informali del collection-building e all’individuazione di intermediatori culturali dei discorsi sul cinema. I gender studies permettono infine di ricostruire le dinamiche di consumo, il modo in cui gli ephemera si profilano in qualità di luoghi attivi nella costruzione di una soggettività “di genere” tra Italia fascista e periodo della ripresa post-bellica.
PARTNER
Cinephemera. Materiali effimeri per lo studio del cinema italiano tra gli anni Trenta e gli anni Sessanta è un progetto coordinato dalla prof.ssa Mariapia Comand e che vede coinvolte l’Università degli Studi di Udine, l’Università degli Studi di Messina e l’Università degli Studi di Parma.
Hanno inoltre manifestato il loro interesse per la ricerca enti pubblici e privati, biblioteche, musei e archivi italiani e internazionali quali:
- ANAI – Associazione Nazionale Archivistica italiana
- Archivio Siciliano del Cinema (Palermo)
- Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze
- Biblioteca Marucelliana di Firenze
- CSC – Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma
- Fondazione Cineteca di Bologna
- The Bill Douglas Cinema Museum (Exeter)
- Film Museum (Vienna)
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